Chiudo gli occhi e vedo emozioni a colori e sento nel cuore ricordi sotto la pioggia.
Avevo terminato l’università l’anno prima e dopo un anno passato tra giri in europa e bambini, mi ero messa in discussione ancora. Le sfide mi erano sempre piaciute, ma questa era particolarmente dura.
Avevo trascorso l’anno precedente lavorando in un asilo nido privato, facendo l’animatrice in feste di compleanno e ogni sorta di baby sitting, anche notturno e anche se qualcosa era andato storto nei miei piani alla fine ero arrivata in quel di Londra. Era inizio maggio del 1997.
Ricordo quel lungo viaggio in taxi dall’aereoporto di Stansted a East Finchley come la conversazione più stancante di tutta la mia vita. Se avevo deciso di approdare fin li un motivo ci sarà stato. “Ma questo tassista doveva aspettare proprio me per farmi mille domande che so a malapena dire il mio nome” mi ero più volte domandata? Era un bell’uomo di colore e parlava un ottimo inglese, ma io non ero a mio agio perchè nonostante avessi studiato inglese per anni con sola grammatica non si va molto lontano.
Avevo deciso di staccare la spina dalla mia vita precedente, vivere in una famiglia inglese occupandomi di un bimbo Zachary di poco meno di un anno e mezzo e di imparare così l’inglese.
Le emozioni sono ancora oggi a distanza di tanti anni vive dentro di me. Non hanno perso il loro colore e la loro intensità.
Le regole erano poche ma ben chiare. Tutte le mattine mi dovevo occupare di lui, dalle 8 quando saltava dentro il mio letto per comunicarmi che era ora della colazione: “Maggie, Maggie, brecky…” alle 12.30 quando la mamma lo veniva a prendere per andare a mangiare fuori, e poi alle 6 l’ora del bagnetto, qualche favola e poi a letto. La sua sorellina di 4 anni era autonoma. La colazione la davo anche a lei, ma poi mi occupavo solo di lui.
I primi giorni sono stati un pò impegnativi perchè non è facile fare capire a un bambino così piccolo che non hai intenzione di fare come l’au pair precedente che rimaneva con lui quattro ore davanti a Mary Poppins o Alice in worderland e che noi non eravamo un tuttuno con bunny. Jeans scarpe da ginnastica e fuori all’aria aperta e quando pioveva al play groupe, ma solo in caso di pioggia.
Ricordo un giorno come se fosse ieri: SPLASH IN THE PUDDLE..quello che da piccola sognavo di fare, ma non avevo mai fatto: stivali di gomma, impermeabile e via nella pioggia e nelle pozzanghere. Ricordo le risa mie e di Zachy e gli sguardi attoniti di chi guardando non capiva. E’ stata una mattina splendidamente bagnata e poi di corsa sotto la doccia e tutto in lavatrice. Shelley quando ci ha visto rincasare era piegata in due dal ridere.
Ricordo cene del venerdi sera trascorse con Shelley e i due bambini e i genitori di lei e le due nonne: pollo al forno (ora il mio piatto forte), patate e dolce con meringa e panna. E il cassetto della cucina pieno di caramelle e cioccolatini che io e Zachary abitualmente vuotavano in un attimo.
Ricordo che classicamente approdavano altre au pair piangenti perchè la loro lady era un’arpia e io e Shelley a consolarle davanti a te e biscotti. “Decisamente fortuanata” mi ripetetavano, ma oggi riconosco che la fortuna era da entrambe le parti. Io ho avuto la fortuna di arrivare in una mega villa dove c’era sia un giardiniere una volta alla settimana, che una donna di servizio tre volte alla settimana e io mi dovevo occupare solo del bimbo. Pur essendo ebrei non erano rigidi e io potevo tenere nel frigorifero tutte le cose che abitualmente mangiavo, anzi facevo la lista della spesa e lei comprava tutto. Quando facevo errori mi correggeva e le poche volte che era in casa chiacchieravo con lei. Quando mia mamma è venuta a trovarmi a Londra è stata dieci giorni ospite li. Loro sono stati fortunati perchè io adoravo Zachy ed essendo iper attiva non lo tenevo certo davanti alla televisione per farmi i fatti miei e poi di me si sono fidati subito.
Ricordo notti passate scrivendo tesine, pomerrigi di corsa sotto la pioggia ansimando sulla salita che portava alla scuola, un sacco di corsi di inglese di ogni tipo, ma alla fine quando un anno e mezzo dopo easusta sono tornata a casa ero davvero soddisfatta. Quando la famiglia andava in vacanza io lavoravo per le sue amiche e avevo trovato un secondo lavoro di baby sitting presso una signora tedesca e in caso di cene o extra baby sitting ricevevo una paghetta extra.
Ricordo momenti in cui ero a pezzi e avevo bisogno di correre dopo che avevo messo a letto Zachy anche con la pioggia e una pioggia torrenziale.
Abitavo in una zona ricca e residenziale, ma distante dal centro. Se avevo un pomeriggio o parte di esso libero andavo al centro commerciale. Nel fine settimana invece andavo sempre in città. Londra per me che sono regina dello shopping e amante dei musei è stato un connubio assai interessante. Quando sono in vacanza è massacrante cercare di vedere tutto in poco tempo, invece vivendoci è fantastico. Al British musem sono andata innumereveli volte e anche alla Tate Gallery. Mi sono piaciuti molto entrambi. Purtroppo solo una volta al Victoria Albert Musem che è uno dei miei musei preferiti. La cosa che mi dispiace è che questo museo è spesso trascurato, sia perchè a pagamento, sia perchè immenso, ma è un vero peccato perchè ci sono delle collezioni splendide.
Altro mio passatempo preferito era passeggiare per gli splendidi parchi. D’estate lunga passeggiata, pick nick con amici o un panino da sola, e poi direttaemente in costume a prendere il sole. Il mio preferito rimane Hyde Park. Spesso anche d’inverno, con la neve, tutto bianco e io che mi sentivo magica in quell’ambiente surreale.
In quel periodo non scrivevo per nulla, ma scattavo un sacco di foto. Era un mio modo di comunicare con me stessa. Nella mia vita ho attraversato tante fasi, ma sempre con energia, coraggio e un grande sorriso.
Mio padre avrebbe preferito una vacanza studio di mesi, ma io volevo fare questa esperienza. Quando avevo qualche giorno libero sceglievo mete più lontane, come Oxford, Cambridge, Canterbury e d’estate sono andata in vacanza a Bormuth. Incredibile trovare un posto simile in Inghilterra. Non ha niente a che vedere con Brighton. Una piccola località balneare inglese con una vita che sembrava di essere in romagna. Quando però entravi in acqua ti rendevi conto che eravamo in Inghilterra. Colazioni incredibilmente ricche. Un giorno ho persino mangiato fish and chips, ma il porridge non ho mai avuto il coraggio di mangiarlo.
Non era la prima volta che vivevo all’estero e il senso di adattamento in me è abbastanza alto. Ogni giorno telefonavo a casa, dato che sono ancora oggi molto mammona e qualche volta al mio moroso del tempo. Per il resto stavo bene. Vivevo in una villa splendida. Non dovevo fare le pulizie, a differenza delle altre ragazze alla pari. Il bimbo era piccolo e imparavamo a parlare insieme e la famiglia era fantastica. Tante erano le amiche che ho incontrato. Sono ancora in contatto con Jenny di Upsala con cui sono andata in vacanza in Tunisia nel 2001 e che ho incontrato a Stoccolma nel 2004 dove vive. Poi c’è Suzana che sono andata a trovare nel 2001 a Stoccarda. Susanne l’ho rivista durante un viaggio a vienna nel 2006 dove vive.
Con la famiglia ho perso i contatti, ma lo scorso anno ho ritrovata Zachy su Face book e io e Shelly ci siamo scambiati una lunga mail.
Ancora a colori le emozioni dentro di me

Ma che bello! Hai risvegliato i miei ricordi di ragazzina. Anche io a 17 anni sono stata a studiare a Oxford un mese ed abitavo in famiglia. Non facevo l’au pair, la mattina andavo al college, ma ricordo questa famiglia con due figli: la classica casetta a due piani con il giardino dietro, la moquette arancione con enormi fiori verdi e gialli (un orrore!) … e un grande divertimento!!
Felice mia carissima solindue che il mio racconto ti sia piaciuto. E felice anche di aver risveglliato i tuo ricordi. Come dice il mio maestro i ricordi ci sono e ogni tanto vengono a farci compagnia.
Oxford è una cittadina graziosa. Ci sono stata un paio di volte. Io invece ho preferita un’esperienza diversa, un pò perchè ero più grande e un pò perchè avevo bisogno di una missione d’urto per poter parlare inglese davvero bene. E oggi che faccio la commerciale export ne sono contenta.
Non sono una che s’abbatte facilmente e quindi non ho parlato di momenti di sconforto perchè non ce ne sono stati o se ce ne sono stati sono passati come una pioggia Londinese.
Io vivevo in una villa a due piani. Nel piano terra bagno di servizio appena entri, sala immensa da usare solo in caso di ricevimenti, Tv e Play room con tele, giochi e divani, cucina su due livelli, uno per cucinare e uno per mangiare. Scala. Al secondo piano la camera della Lady con suo bagno in camera. La camera di Zachy. La camera della sorellina. La mia camera. Il bagno e la toilette che dividevo con i bimbi. Locale caldai che era anche locale asciugamani. Al piano superiore moquette azzurra anche in bagno e in toilette tranne nel bagno della Lady. Pavimento scriccihiolante. Vetri con inferiare di ferro fisse. Possibilità in tutta la casa di aprire solo un piccolo finestrino in alto. Casa molto elegante. Locale lavanderia sotterraneo. Garage. Grande giarnino. Persone splendide.
Esperienza formativa e divertente.
Esperienza da consigliare. Vivi in famiglia e quindi conosci usi e costumi diversi dai nostri. Non hai spese di vitto e alloggio. Hai sempre qualcuno con cui parlare. I bambini sono fortemente educativi e divertenti. Hai la possibilità di guadagnare qualche soldo, di frequentare corsi e di girare la città e nel mio caso Londra offre tantissimo dal punto di vista culturale, aritstico, shopping.
Un abbracicio
Ho chiamato il tuo contatto nel mio blogroll “Monica e i suoi viaggi” perché ero sicuro che leggendoti, avrei avuto la sensazione di essere in quei posti e infatti ho avuto ragione.
La lettura di ricordi che sono stati descritti con la tenerezza di chi li ha vissuti e li ha conservati, dentro, intatti, con le emozioni, con i momenti che per certi versi sono stati il preludio di una vita che, dopo, ha continuato, anche se in direzione diversa.
Sentendoti parlare di Canterbury non ho potuto fare a meno di pensare alla sua meravigliosa cattedrale, alle emozioni che tutt’ora sono vive dentro di me dopo averla visitata… magnifica.
Descrivere i propri viaggi, è un po’ come descrivere la propria vita, e tu, con pochi tratti, sei riuscita a farlo rendendoci partecipi, quindi, a quando il prossimo racconto?
Carissimo Arthur,
i miei viaggi sono parte di me. In ogni viaggio conosco parti nuove della mia anima e del mio cuore. Viaggiare è il mio grande amore, dai uno dei miei tanti amori. Quando parlo dei miei viaggi parlo sicuramente di me.
L’esperienza di ragazza alla pari è dentro di me. Mi ha insegnato tanto. Ha segnato sicuramente scelte importanti. La mia vita è andata avanti, non ha preso una piega diversa. Noi siamo evoluzione di noi stessi.
Anch’io quando penso a Canterbury penso alla sua cattedrale. ricordo foto molto belle. vedrò di scannerizzarle quanto prima.
Sentirti è sempre una bella emozione, come leggere le tue parole. Ricorda, il marchietto originale.
stella stanchissima
Wow, ma che bello questo modo di ritrovarsi in luoghi visti anche non cosi approfonditamente, ma pur sempre meravigliosi!
Penso che seguirò la tattica di Arthur scrivendo Monica e i suoi viaggi…mi piace parecchio!
BAci baci kate
Mia cara amica per me i viaggi sono una piccola riscoperta di me stessa, insieme a posti magici e persone splendide.
Monica e i suoi viaggi è un’idea splendida.
Appena torno resoconto completo del pellegrinaccio.
Bacio magico
Il dinamismo dei colori disegna un arcobaleno negli occhi di chi contempla le immagini che scorrono come un caleidoscopio……..ecco dove vanno le nuove parole, simboli senza suono ma dritti nel profondo dell’anima.
Maestro, vicino come non mai
Grazie infinite per la mail stupenda e per il regalo prezioso che hai voluto donarmi…posso dirtelo con il cuore, questi sono i doni più preziosi…
Notte Amica mia tvb, anzi TI VOGLIO BENE!
kate
Kate, nulla da ringraziarmi.
Bello che tu l’abbia voluto scrivere qui. Un posto speciale dove le emozioni sono in primo piano.
Ti abbraccio Luce
certi ricordi restano indelebili dentro di noi,
a ricordarci il nostro cammino e le notre vittorie..
Settimana scorsa, in montagna in tenda, ripensavo a questo blog. Mi sono ripromessa di riprenderlo, ma ultimamente faccio fatica anche a curare il mio blog principale.
Ti ringrazio per la visita. Ti aspetto ancora.
Certi ricordi sono dentro di noi e li rimarranno sempre. Il nostro cammino è lungo. Tante le vittorie. Tanti i sorrisi. Un abbraccio Monica
Immergersi nel racconto del tuo viaggio è stato emozionante a tal punto che hai alimentato quella voglia di partire e che ormai da tempo non riesco più a controllare. Il tuo viaggiare è proprio l’idea che da sempre caratterizza il mio: conoscere storie, vivere in nuovi modi, assaporare mondi diversi, buttarsi nelle esperienze, immortalare ricordi e dettagli con foto e parole, essere cittadini del mondo! Si tratta di maneggiare la poesia di ciò che ci sta intorno. Grazie